In occasione della 30ª edizione del Premio Tecnico della Pubblicità Italiana, Mediastars ha invitato Roberto Amarotto, CEO di Creativa, agenzia di comunicazione torinese, a partecipare a un’intervista incentrata sul significato di tre parole chiave: l’intuizione, il rischio e l’ascolto ai tempi dell’AI.  Un’opportunità che è stata colta per riflettere sul presente e sul futuro del settore, condividendo esperienze, pensieri e ciò che quotidianamente si vive in agenzia.

Intuizione

Q: “Come l’intuito può esserci utile nel campo lavorativo? È possibile dare a questa sensazione una spiegazione logica?”

A: “Nel mondo della comunicazione contemporanea, l’intuizione è diventata un contrappeso fondamentale all’enorme quantità di dati che abbiamo a disposizione. Un professionista oggi si trova ogni giorno a lavorare con metriche, analisi, insight forniti dall’intelligenza artificiale e dagli strumenti di ricerca: elementi preziosi, ma che da soli non bastano. L’intuizione, alimentata dal background, dall’esperienza sul campo e dalla sensibilità creativa, permette di interpretare quei dati con intelligenza e visione. È ciò che consente di cogliere sfumature che un algoritmo non può leggere, come il tono emotivo giusto per una campagna, o il momento più adatto per lanciare un messaggio. In questo senso, l’intuizione non è in contrasto con l’approccio analitico, ma lo completa. È una forma di sapere “implicito”, che permette di prendere decisioni efficaci anche in assenza di certezze assolute, e che si rivela spesso decisiva nei processi creativi, strategici e decisionali. Dargli una spiegazione logica è possibile: si tratta dell’elaborazione, spesso inconscia, di esperienze pregresse, successi, errori e osservazioni che si sedimentano nel tempo. È proprio questo mix tra intuito e dati che oggi rende davvero efficace la comunicazione.”

Rischio

Q: “Come mettere in atto efficacemente un piano d’azione in cui si affrontano e si contrastano i possibili elementi di rischio?”

A: “Riconoscere il rischio è il primo passo per affrontarlo con consapevolezza. In ambito comunicativo, non tutti i rischi sono immediatamente visibili: a volte si celano dietro scelte che sembrano sicure, ma che possono rivelarsi deboli sul lungo periodo. Proprio per questo, l’esperienza e la competenza professionale non servono solo a gestire i rischi, ma soprattutto a individuarli in tempo. Una volta riconosciuto, il rischio può essere contenuto, ridotto o trasformato in opportunità attraverso un approccio razionale: analisi mirate, test preliminari, valutazione di scenari alternativi. Questo vale tanto nella strategia quanto nella creatività: un’idea forte, prima di diventare operativa, deve essere testata, stressata e validata, così da minimizzare incertezze e massimizzare l’efficacia. Non si tratta di “frenare” l’istinto creativo, ma di incanalarlo in un processo strutturato. In questo equilibrio tra intuizione, analisi e metodo si gioca la buona riuscita di un progetto, soprattutto in contesti complessi e in rapida evoluzione come quello attuale.”

Ascolto

Q: “In che modo possiamo accentuare il carattere propositivo dell’informazione, permettendo ai brand di conoscere meglio la propria audience, per intrattenere e informare sperimentando nuovi linguaggi e tecnologie?”

A: “Ascoltare oggi non significa solo raccogliere dati, ma interpretarli in modo da costruire relazioni vere. I brand che riescono a distinguersi sono quelli che sanno trasformare le informazioni in dialogo, i numeri in intuizioni, e le intuizioni in esperienze rilevanti per il proprio pubblico. L’innovazione ci mette a disposizione strumenti straordinari – dai social listening alle AI generative – ma la differenza la fa sempre il modo in cui questi strumenti vengono usati. Se l’obiettivo è solo quello di misurare, si perde la parte più interessante: capire. Per accentuare il carattere propositivo dell’informazione dobbiamo allenarci non solo ad ascoltare, ma anche a restituire valore, offrendo contenuti capaci di intrattenere, ispirare, far riflettere. Questo significa anche sperimentare: nuovi linguaggi, nuovi formati, nuove piattaforme. Parlare ai pubblici là dove si trovano davvero, con autenticità, leggerezza quando serve, profondità quando necessario. E soprattutto, senza mai dimenticare che dietro ogni dato c’è una persona. Solo con questo approccio l’ascolto diventa motore reale di innovazione.”